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Hai le bifocali da anni. Ti sei mai chiesto cosa stai compensando ogni giorno?

  • Immagine del redattore: Dott. Alessandro Garau
    Dott. Alessandro Garau
  • 20 ore fa
  • Tempo di lettura: 4 min

Tre anni fa hai provato le progressive. Mal di testa, instabilità, mondo storto. Ti hanno detto di resistere. Non sei riuscito. Alla visita successiva il professionista ti ha proposto le bifocali come alternativa più semplice, più immediata, meno problematica. Le indossi. Funzionano, in un certo senso. Vedi da lontano nella parte alta, leggi nella parte bassa. C'è quella linea in mezzo che non sparisce mai, c'è quel salto brusco quando gli occhi la attraversano, e c'è una zona morta che nessuno ti aveva detto: il monitor del computer, le persone sedute di fronte a te in riunione, il navigatore in macchina. Tutto quello che sta a distanza intermedia, tra il tuo braccio e la parete di fondo. Sfocato, o quasi.

Hai imparato a gestirlo. Alzi il mento per guardare lo schermo attraverso la parte bassa della lente. Abbondi flessioni del collo che a fine giornata diventano tensione alle spalle. Ti sei adattato tu, di nuovo. Come con le progressive. Solo che questa volta nessuno ti ha detto che ci dovevi adattare, quindi non ti aspettavi il disagio e ora lo dai per scontato.

Le bifocali non hanno la zona intermedia. Non è un difetto di progettazione: è una scelta deliberata, nata in un'epoca in cui il lavoro a distanza intermedia era marginale. Oggi non è più così. Chiunque lavori con un computer, un tablet, uno smartphone o passi ore in riunione guardando persone a tre metri di distanza vive nella zona intermedia per una parte significativa della giornata. Le bifocali non coprono quella zona. E il corpo trova il modo di compensare, sempre.

Questo non significa che le progressive siano automaticamente la soluzione giusta per te. Significa che vale la pena capire perché non hanno funzionato la prima volta, perché quasi sempre la risposta non è che le progressive non facevano per te. È che le progressive che hai avuto non erano state costruite su come usi tu gli occhi.

R.P. ha 58 anni e lavora come commercialista a Carpi. Cinque anni con le bifocali dopo un fallimento con le progressive a 52. Quando è venuto in studio aveva già deciso che le progressive non facevano parte del suo futuro. Quello che non aveva deciso era di continuare a portarsi a casa la cervicale ogni sera. Il collegamento tra la postura che manteneva allo schermo con le bifocali e la tensione cronica al collo non lo aveva mai fatto nessuno.

Quando si è analizzato come R.P. usa gli occhi nella sua giornata reale, è emerso che il 60% del tempo lo trascorre a distanza intermedia: monitor, documenti sul tavolo, clienti di fronte. Le bifocali lo costringevano a una postura compensatoria per tutta quella parte della giornata. Le progressive che aveva provato cinque anni prima erano state costruite su parametri standard, senza rilevare la sua distanza di lavoro reale, senza misurare l'angolo pantoscopico della montatura che aveva scelto, senza considerare che la sua distanza di lettura era di 45 centimetri invece dei 35 standard su cui vengono costruite la maggior parte delle lenti.

Con le progressive costruite sui suoi parametri reali, R.P. ha eliminato la postura compensatoria. La cervicale è migliorata nel giro di tre settimane. Non perché le progressive abbiano qualche effetto sulla cervicale direttamente, ma perché quando smetti di tenere il mento alto per ore al giorno, i muscoli del collo si rilassano.

La domanda giusta non è bifocali o progressive. È: perché le progressive non hanno funzionato? E la risposta quasi mai è che il tuo sistema visivo non è compatibile con quella tecnologia. Quasi sempre è che quella lente specifica non è stata costruita su come usi gli occhi tu, in quella giornata, a quelle distanze, con quella postura.

Questo articolo è per chi ha le bifocali come soluzione di ripiego dopo un fallimento con le progressive. Per chi si è adattato al salto di immagine e alla zona morta intermedia e non ha più cercato alternative. Per chi vuole capire se vale la pena riprovare, e cosa dovrebbe essere diverso rispetto alla prima volta.

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Alessandro Garau Optometrista | Fondatore del Metodo VISIVA™ | Autore di 16 libri sulla salute visiva e sul benessere personale.

Da 20 anni aiuto persone con problemi visivi irrisolti a trovare la soluzione che altri non hanno trovato. Ho fondato GT Ottica e Optometria a Modena con un principio preciso: la vista non si misura in dieci minuti su un tabellone. Si analizza nella vita reale di chi la usa.

Vedere bene non è un dettaglio. È il punto di partenza per tutto il resto.

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