Monofocali o progressive? Stai facendo la domanda sbagliata.
- Dott. Alessandro Garau

- 11 ore fa
- Tempo di lettura: 4 min

Sul comodino hai due paia di occhiali. Uno per leggere, uno per guidare. La mattina cerchi quello giusto, non lo trovi, prendi il telefono e ingrandisci il testo con due dita. In riunione non riesci a leggere le slide e guardare le persone allo stesso tempo. La sera sei stanco di passare da uno all'altro e li lasci entrambi sul tavolo.
Hai chiesto consiglio. Qualcuno ti ha detto che le progressive sono difficili, ci vuole tempo per abituarsi. Qualcun altro ti ha detto che per la tua età i monofocali sono più pratici. Hai un amico che ha le progressive ed è entusiasta. Un altro che le ha provate e le ha messe in un cassetto. Nessuno ti ha fatto la domanda giusta.
La domanda giusta non è monofocale o progressivo. È: come usi gli occhi nella tua giornata?
Se passi otto ore alternando monitor, documenti cartacei e persone di fronte a te, hai bisogno di una visione fluida a tre distanze diverse. Un monofocale ti risolve una distanza e ti crea problemi con le altre due. Una progressiva progettata sulla tua distanza di lavoro reale, sul modo in cui muovi la testa, sull'angolo della montatura che hai scelto, ti restituisce quella fluidità senza interruzioni. Se invece lavori prevalentemente a una distanza fissa, sei ore al computer con poca alternanza, un monofocale evoluto per quella distanza specifica potrebbe darti una visione più nitida di qualsiasi progressiva. Non perché le progressive siano inferiori, ma perché uno strumento progettato per una sola missione la esegue meglio di uno progettato per tre. A volte la risposta giusta è una combinazione: una progressiva per la vita quotidiana, un monofocale occupazionale per il lavoro. Non due prodotti di compromesso, ma due strumenti precisi per due contesti diversi.
La risposta non può venire da un catalogo. Viene dall'analisi.
"Le progressive sono difficili."
È la frase più ripetuta del settore ed è anche la più incompleta, perché scarica tutta la responsabilità sul tuo sistema nervoso invece di guardare al processo che ha prodotto quelle lenti. Uno studio pubblicato su PubMed ha seguito cinquanta persone presbiti tra i 44 e i 72 anni. Il 96% di loro ha giudicato le lenti progressive buone o molto buone, non dopo mesi di adattamento forzato, ma dopo quattro settimane, con lenti prescritte attraverso un'analisi preliminare che teneva conto delle loro abitudini quotidiane e del loro tipo di lavoro. Il problema non sono le progressive. Il problema è il processo con cui vengono prescritte.
Quando il processo parte dalla gradazione e finisce con la scelta del prodotto, il risultato è incerto. Quando il processo parte da come usi gli occhi nella tua vita reale e arriva alla scelta del prodotto solo alla fine, il risultato cambia. Questa inversione nell'ordine delle operazioni è la differenza tra un cassetto pieno di occhiali che non porti e un paio che indossi dalla mattina alla sera senza pensarci.
In studio a Modena arrivano spesso persone sui cinquant'anni con due paia di occhiali che non portano nessuno dei due. Hanno provato le progressive tre anni prima, hanno avuto l'effetto ondeggiamento per settimane, hanno resistito, alla fine le hanno messe in un cassetto. Adesso fanno il metti-e-togli con i monofocali e gestiscono la situazione invece di risolverla. Quando si analizza come usano gli occhi davvero, quasi sempre emerge la stessa cosa: nessuno aveva mai chiesto a che distanza lavorano, come tengono la testa, quanto tempo passano al computer rispetto alla lettura rispetto alla guida. Avevano misurato la gradazione. Non il contesto.
Quello che cambia nel processo qui è l'ordine delle domande. Prima si capisce come usi gli occhi. Poi si decide cosa prescrivere. Non il contrario. È la differenza tra un abito comprato in taglia media e uno fatto da un sarto che ti ha misurato prima di tagliare il tessuto. La taglia media può andare bene. O può non andar bene mai, per quanto ci provi.
Questo articolo è per chi fa il metti-e-togli da anni e ha smesso di cercare una soluzione definitiva. Per chi ha provato le progressive, ha avuto problemi e ha concluso che non fanno per lui. Per chi sta per fare i progressivi per la prima volta e vuole capire cosa chiedere prima di spendere.
Se sei a Modena o in provincia, la Valutazione VISIVA™ dura 60-90 minuti e non inizia dalla gradazione. Inizia da come usi gli occhi nella tua vita reale. Alla fine hai una risposta precisa, non un'opzione generica. Se sei in Emilia, Bologna, Reggio, Ferrara, Mantova: vale il viaggio, soprattutto se hai già un cassetto pieno di occhiali che non porti. Se sei fuori regione, la consulenza online è attiva. Descrivi la tua situazione, rispondo di persona entro 24 ore.
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Dott. Alessandro Garau Optometrista | Fondatore del Metodo VISIVA™ | Autore di 16 libri sulla salute visiva e del benessere personale
Da 20 anni aiuto persone con problemi visivi irrisolti a trovare la soluzione che altri non hanno trovato. Ho fondato GT Ottica e Optometria a Modena con un principio preciso: la vista non si misura in dieci minuti su un tabellone. Si analizza nella vita reale di chi la usa.
Vedere bene non è un dettaglio. È il punto di partenza per tutto il resto.
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