Il menu al ristorante che tieni un po' lontano. Da quanto tempo lo fai?
- Dott. Alessandro Garau

- 16 ore fa
- Tempo di lettura: 3 min

È cominciato così, quasi senza accorgertene. Un sera al ristorante hai allungato il braccio per leggere il menu. Non lo hai detto a nessuno. Ti sei adattato. Qualche settimana dopo hai fatto lo stesso con il telefono. Poi con le istruzioni su una confezione. Poi hai iniziato a cercare la luce giusta prima di leggere.
A un certo punto hai comprato gli occhialini da lettura al supermercato. Un paio da +1.00, cinque euro, comodi da tenere in tasca. Li metti quando servono, li togli quando non servono. Li perdi, ne ricompri un altro paio. Ne hai tre o quattro in giro per casa. Uno in borsa, uno sulla scrivania, uno sul comodino.
Funziona, in un certo senso. Il problema è gestito. Non è risolto.
Quello che succede nei primi anni di presbiopia, tra i 40 e i 45 anni, è che il sistema visivo compensa ancora. Il cristallino ha perso un po' di flessibilità ma non tutta. Il cervello e i muscoli oculari lavorano di più per supplire a quello che il cristallino non fa più da solo. Non lo senti come sforzo immediato. Lo senti come stanchezza a fine giornata, come mal di testa che compare nel pomeriggio, come difficoltà a concentrarsi dopo ore di lettura o schermo. E lo attribuisci allo stress, al lavoro, all'età.
In Italia ci sono circa 28 milioni di presbiti. La maggior parte di loro ha attraversato questa fase esattamente nello stesso modo: adattamento graduale, soluzioni provvisorie, rimandare la correzione perché il problema sembra ancora gestibile. Il problema con il rimandare è che nel frattempo il sistema visivo accumula uno sforzo compensatorio che cresce ogni anno. E le soluzioni provvisorie, gli occhialini da lettura, correggono la visione da vicino ma rendono sfocato tutto il resto. Ogni volta che li metti per leggere e poi li togli per guardare lontano, il sistema visivo deve riadattarsi. Quel metti-e-togli continuo non è neutro. È lavoro aggiuntivo per un sistema che stai già chiedendo di fare straordinari.
L.V. ha 47 anni e fa l'architetto a Modena. Tre anni con gli occhialini da lettura prima di venire in studio. Nel tempo il problema si era espanso: non solo il testo piccolo, ma anche il monitor a sessanta centimetri, anche i disegni tecnici, anche le riunioni con i clienti dove guardava le presentazioni sullo schermo e poi le persone in modo alternato. Aveva sviluppato un modo di tenere la testa leggermente inclinata verso il basso per usare la parte inferiore del campo visivo, una compensazione posturale che non aveva mai notato consciamente ma che si era tradotta in tensione cronica alle spalle.
Quando si è valutato il suo profilo completo, è emerso che la correzione giusta per lui non era gli occhialini da lettura. Era una progressiva con il corridoio calibrato sulle sue distanze reali di lavoro: monitor, tavolo da disegno, distanza di conversazione. Tre distanze diverse, usate in modo specifico, che richiedevano una geometria specifica. La progressiva ha eliminato il metti-e-togli, la postura compensatoria e la stanchezza pomeridiana. Non perché le progressive siano magicamente migliori degli occhialini. Perché quella progressiva era costruita su come L.V. usa gli occhi nella sua giornata reale.
Il punto in cui si interviene con una soluzione costruita sul profilo reale conta. Ogni anno con gli occhialini da lettura è un anno in cui il sistema visivo sviluppa compensazioni posturali che poi richiedono più tempo per sciogliersi. Non è un danno permanente, ma è tempo e energia che si potevano risparmiare.
Questo articolo è per chi ha gli occhialini da lettura in tasca e li usa da uno, due, tre anni. Per chi gestisce la situazione invece di risolverla. Per chi non ha ancora capito se le progressive fanno per lui o no.
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Alessandro Garau Optometrista | Fondatore del Metodo VISIVA™ | Autore di 16 libri sulla salute visiva e sul benessere personale.
Da 20 anni aiuto persone con problemi visivi irrisolti a trovare la soluzione che altri non hanno trovato. Ho fondato GT Ottica e Optometria a Modena con un principio preciso: la vista non si misura in dieci minuti su un tabellone. Si analizza nella vita reale di chi la usa.
Vedere bene non è un dettaglio. È il punto di partenza per tutto il resto.
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