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Quel cassetto che hai in casa. E perché non dovrebbe esistere.

  • Immagine del redattore: Dott. Alessandro Garau
    Dott. Alessandro Garau
  • 15 ore fa
  • Tempo di lettura: 4 min

C'è un paio di occhiali progressivi nel tuo cassetto. Li hai pagati trecento, quattrocento, forse cinquecento euro. Li hai portati per qualche giorno. Mal di testa, instabilità, mondo storto. Ti hanno detto di resistere, che passava. Non è passato. Li hai messi nel cassetto e sei tornato ai monofocali.

Non sei l'unico. Il settore ottico ha un problema che quasi nessuno nomina: il tasso medio di resa delle lenti progressive è del 15% di tutti gli ordini. Quindici paia su cento tornano al laboratorio. E questa è solo la percentuale di chi torna. Molti non tornano. Mettono gli occhiali nel cassetto e non cercano più.

La risposta standard quando succede è: non ti sei adattato. Ma uno studio pubblicato su Points de Vue, condotto su centinaia di portatori di progressivi, ha concluso che questa risposta è inutile. La non adattazione, dicono gli autori, è una nozione troppo generica per spiegare le cause reali dei problemi. Non dice niente su cosa è andato storto. Non dice niente su come evitare che succeda di nuovo.

Quello che dice qualcosa è il dato successivo. Nelle strutture che usano misurazioni precise e sistemi di rilevazione posturale standardizzati, il tasso di resa scende sotto il 5%. Da quindici paia su cento a meno di cinque. Non perché le lenti siano diverse. Perché il processo prima della lente è diverso.

Il processo è la differenza. Non la marca della lente. Non la tecnologia free-form. Non il prezzo. Il processo che precede la costruzione della lente.

Quando si ordina una lente progressiva dopo aver rilevato solo la gradazione, quella lente viene costruita su parametri medi. La distanza interpupillare media. L'altezza standard del corridoio di progressione. L'angolo pantoscopico di default. Se il tuo profilo corrisponde a quei parametri medi, la lente funziona ragionevolmente. Se non corrisponde, e nella maggior parte dei casi non corrisponde esattamente, il tuo sistema visivo inizia a compensare dal primo giorno. La compensazione è silente. Non la senti come sforzo. La senti come stanchezza, mal di testa, instabilità. E ti dicono che devi abituarti.

Non è adattamento. È compensazione. Sono due cose diverse con conseguenze diverse.

L'adattamento è il processo neurologico normale attraverso cui il cervello impara a navigare le tre zone di una lente progressiva. Dura qualche giorno. Non fa male. L'adattamento normale non produce mal di testa cronico. La compensazione invece è lo sforzo che il sistema visivo fa quando la lente non è posizionata dove dovrebbe essere. Non finisce. Aumenta nel tempo. Diventa il mal di testa del pomeriggio, la vista instabile dopo le 15, la sensazione che qualcosa non torni mai completamente.

E.B. ha 55 anni e dirige un laboratorio di analisi a Reggio Emilia. Quando è venuto in studio aveva due paia di progressivi nel cassetto e una certezza: non era adatto alle progressive. Il primo paio, quattro anni prima, aveva durato tre settimane. Il secondo, acquistato l'anno successivo da un'altra struttura con lenti di fascia più alta, aveva durato un mese. Entrambe le volte la risposta era stata la stessa: devi abituarti. La seconda struttura gli aveva anche offerto la garanzia di rientro, l'aveva usata, ma le lenti sostitutive avevano avuto lo stesso problema.

La garanzia di rientro è un piano B. Presuppone che qualcosa possa andare male. E se qualcosa va male, si rimedia. È utile. Non è sufficiente.

Quello di cui ha bisogno E.B. non era un piano B migliore. Era un processo che rendesse il piano B quasi superfluo.

La valutazione ha rilevato quello che nessuno aveva rilevato prima: E.B. lavora con la testa inclinata in avanti di circa quindici gradi rispetto alla verticale, postura tipica di chi passa ore a guardare campioni al microscopio. Un angolo preciso che cambia completamente dove deve essere posizionato il corridoio di progressione per funzionare senza sforzo. Su entrambe le lenti precedenti, il corridoio era stato posizionato per una postura eretta standard. Lui non aveva mai lavorato in postura eretta standard.

Con le lenti progettate sui suoi parametri reali, compreso quell'angolo di inclinazione, ha indossato i progressivi per l'intera settimana lavorativa senza toglierli una volta. Il cassetto è rimasto chiuso.

La garanzia di adattamento che offriamo non è una promessa commerciale. È la conseguenza naturale di un processo che parte da dove gli altri finiscono: dal modo in cui tu usi gli occhi nella tua vita reale, non da un tabellone in una stanza con luce controllata.

Questo articolo è per chi ha i progressivi nel cassetto e ha smesso di cercare. Per chi ha usato la garanzia di rientro e ha trovato lo stesso problema. Per chi è convinto di non essere adatto alle progressive.

Se sei a Modena o in provincia: la Valutazione VISIVA™ parte dalla tua postura reale, dalla tua distanza di lavoro reale, dalla montatura che sceglierai. Non dalla gradazione. Se sei in Emilia, Bologna, Reggio, Ferrara, Mantova: vale il viaggio, soprattutto se hai già un cassetto pieno. Se sei fuori regione: la consulenza online è attiva. Descrivi la situazione, rispondo di persona entro 24 ore.

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Dott. Alessandro Garau Optometrista | Fondatore del Metodo VISIVA™ | Autore di 16 libri sulla salute visiva e sul benessere personale.

Da 20 anni aiuto persone con problemi visivi irrisolti a trovare la soluzione che altri non hanno trovato. Ho fondato GT Ottica e Optometria a Modena con un principio preciso: la vista non si misura in dieci minuti su un tabellone. Si analizza nella vita reale di chi la usa.

Vedere bene non è un dettaglio. È il punto di partenza per tutto il resto.

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